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Archive for the ‘copyright’ Category

Google News Italy under investigation

Tuesday, September 1st, 2009 by Enrico

google_newsWe already wrote about Google News Italy 2 years ago.

Strange: in 2007 publishers did not want to be included and indexed by www.google.it/news, back then the problem was that they did not want to direct traffic and eyeballs to google.

Things change.

Now FIEG (the italian news publishers association) has moved against Google because they want to be indexed by the search engine, but, strange to say, they are not happy with google publishing system on google.it/news, as it looks like unfair competion to them.

You can read the claim opened in front of the the Italian Authority for Competition and Markets here (reported also by reuters) and the first reply by Google on their blog

We think publishers have realized that:

  • the online-ads market is big (and will grow and grow and grow)
  • Google is well positioned to exploit this market
  • if they don’t move, publishers are missing the last train!

You can read the abstract of the claim here below:

“L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 26 agosto 2009, ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di Google Italy per verificare se i comportamenti della società, in considerazione della sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca on line, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria on line e a consolidare la sua posizione nella intermediazione di spazi pubblicitari.

Il procedimento, notificato oggi alla società nel corso di un’ispezione condotta in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza, è stato avviato alla luce di una segnalazione della Fieg, Federazione Italiana Editori Giornali, relativa al servizio Google News Italia, con il quale Google aggrega, indicizza e visualizza parzialmente notizie pubblicate da molti editori italiani attivi online. Secondo gli editori Google News Italia, utilizzando parzialmente il prodotto dei singoli editori on line, avrebbe un impatto negativo sulla capacità degli editori online di attrarre utenti ed investimenti pubblicitari sulle proprie home page. Gli editori italiani, che non ottengono alcuna forma di remunerazione diretta per l’utilizzo dei propri contenuti su Google News, non avrebbero inoltre la possibilità di scegliere se includere o meno le notizie pubblicate sui propri siti internet sul portale stesso: Google renderebbe infatti possibile ad un editore di non apparire su Google News, ma ciò comporterebbe l’esclusione dei contenuti dell’editore dal motore di ricerca della stessa Google. Si tratta di una condizione estremamente penalizzante: la presenza sul motore di ricerca di Google è determinante per la capacità di un sito internet di attrarre visitatori e dunque ottenere ricavi dalla raccolta pubblicitaria, vista l’elevatissima diffusione di tale motore tra gli utenti.
L’istruttoria dell’Antitrust dovrà dunque verificare se i comportamenti di Google, resi possibili dalla sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca online, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria online, con l’ulteriore effetto di consolidare la sua posizione nell’intermediazione pubblicitaria online. “

Is Vevo the next MTV?

Wednesday, May 13th, 2009 by Enrico

ipfaber-blog-vevo

YouTube (subsidiary of Google) and UMG aka Universal Mucis Group (subsidiary of Vivendi France) recently announced VEVO, a joint venture to launch later this year.

Vevo is a very interesting step towards the future. 

Vevo is basically an ads driven music website where users will be able to watch music provided by UMG using YouTube Technology.

UMG will be the content provider, and YouTube the content platform distributor. As we said on this blog a long time ago, YouTube needs to turn its users into customers, and deploy its efficient platform technology to rich content providers. This is a very good step in the right direction.

The launch of Vevo (prossibly only the first step towards a big alliance with the Major league) signals a new strategy by YouTube; after the “channels” as YouTube branded content providers, here it comes the second step: Vevo is the next generation co-branded music website.

Vivo is a tipically win-win situation: Google offers its no-glitches no-problems super fast web platform, and UMG offers its music library. By the way, in their own markets (as video provider on the web and as music “provider”) these two are by far the bigger players.

No details have been disclosed about figures and responsibilities. But it seems this is a typical co-revenue-sharing agreement: both players will enjoy part of the money spent by advertisers on their website www.vevo.com

One last word, as visual and web designers, we like the new logo very much.

 

(IP Fabermanagement of trademark companies’ portfolios. For more infoclick here)

(IP Fabergestione dei portafogli marchi aziendali. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Image credit: Vevo.com homepage on www.vevo.com

Facebook fa un passo indietro sui TOS, ma qualche punto interrogativo resta..

Saturday, February 21st, 2009 by Eva Callegari

ovi-colouredAll’inizio di questo mese di febbraio Facebook ha variato alcune previsioni delle proprie condizioni generali di utilizzo, i cosiddetti TOS (Terms of Services).

Si sa, chi si iscrive ad una web community raramente si cura di leggere da cima a fondo le regole che determinano le modalità di utilizzo degli strumenti  di cui si servirà nella community o dei contenuti che scambierà con altri appartenenti alla community.

Questa generale disattenzione potrebbe non essere priva di rischi.

Immaginiamo di caricare delle fotografie nel proprio personale album di Facebook, di condividere video con la propria cerchia di amici appartenenti alla community e così via..

Quello che si legge oggi nei Terms of Service di Facebook è questo (traduciamo i soli TOS che hanno valore legale, quelli della versione statunitense, essendo la traduzione italiana lacunosa, imprecisa e comunque non facente testo per gli users italiani):

Caricando contenuti in qualsiasi parte del sito, tu automaticamente concedi a Facebook, garentendo di avere il diritto di farlo, una licenza irrevocabile, perpetua, non esclusiva, transferibile, integralmente pagata, valida per il mondo intero (con il diritto di sublicenziare) ad usare, riprodurre, eseguire e mostrare al pubblico, rielaborare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali contenuti per qualsiasi finalità, commerciale, promozionale o di altro genere, in relazione a Facebook e per la sua promozione, al fine di ottenere opere derivate dai contenuti caricati, al fine di inserire tali contenuti in altre opere e al fine di concedere sublicenze a terzi dei diritti precedentemente indicati.

Tu puoi cancellare in qualsiasi momento i contenuti che hai caricato su Facebook. Se sceglierai di rimuovere tali contenuti, la licenza concessa a Facebook  avrà automaticamente termine, pur riconoscendo tu a Facebook il diritto di conservare in archivio copia dei contenuti che hai caricato sul sito.

Questa ultima frase, il 4 febbraio scorso era scomparsa dalle Condizioni di Utilizzo di Facebook, con il risultato di trasformare la licenza sui contenuti caricati dagli utenti in rete in una cessione gratuita a Facebook dei contenuti caricati, per sua natura definitiva e senza limiti.

La modifica ai TOS (Terms of Services) non è passata sotto silenzio, ma ha scatenato polemiche fra gli utenti della rete, muovendo addirittura l’EPIC, Electronic Privacy Information Center a valutare se non intentare un’azione dinanzi alla Federal Trade Commission.

Nel giro di poco, Facebook è ritornata sui suoi passi, ripristinando la versione precedente dei TOS. Si legge nel blog ufficiale di Facebook il pensiero di Mark Zuckerberg, venticinquenne fondatore e capo del noto social network, circa quanto avvenuto:

Quando una persona condivide informazioni su Facebook, innanzitutto occorre che conceda a Facebook una licenza ad usare quelle informazioni, così che noi possiamo mostrarle a quelle persone con cui l’utente chiede di condividerle. Senza questa licenza, non potremmo aiutare le persone a condividere quelle informazioni. In ogni caso noi non potremmo condividere le informazioni in un modo diverso da quello voluto dai singoli utenti. La fiducia che voi riponete in noi come luogo sicuro in cui condividere informazioni è la componente più importante del lavoro di Facebook. Il nostro obiettivo è di costruire un gran prodotto e di comunicare in modo chiaro, in modo di aiutare le persone a condividere sempre più informazioni in questo ambiente sicuro.

Nonostante l’iniezione di fiducia volta a rassicurare gli utenti, Mark Zuckeberg continua il suo blog con alcune osservazioni che dimostrano come le implicazioni legate a questi temi non siano così facilmente gestibili:

Le persone vogliono piena titolarità e controllo delle informazioni che le riguardano così da poter decidere di impedirne l’accesso in qualsiasi momento. Nello stesso tempo, le persone vogliono anche essere in grado di rendere disponibili le informazioni che altri hanno condiviso con loro — come indirizzi email, numeri telefonici, foto e così via — ad altri servizi, dando così accesso alle informazioni messe in condivisione da queste persone. Queste due posizioni sono in contraddizione l’una con l’altra. Non c’è un sistema oggi che mi permetta di condividere con te la mia email e che, allo stesso tempo, mi permette di controllare con chi la condividerai o con che servizi verrà condivisa.

Il limite operativo verso cui si confronta Facebook è indiscutibile e - dal punto di vista legale -  individua  un nodo da sciogliere di non poco conto, legato a tutte le forme di Users Generated Content o di  “Users Provided Data”, sempre più presenti nella rete.  E ciò riguarda non solo gli aspetti di copyright, ma anche quelli relativi alla tutela della privacy e delle informazioni personali caricate in rete.

Certo è che l’attuale licenza di Facebook è un modo semplice per aggirare il problema, che dovrà comunque essere ripensata.

Torniamo - ad esempio - alla foto caricata sull’album messo in condivisione nella nostra circoscritta community di amici.

Con l’attuale licenza, pur ripristinata nella versione precedente al 4 febbraio scorso, Facebook - almeno fino a che manterremo attivo il nostro account - potrà fare della nostra foto qualsiasi cosa, senza limiti, in tutto il mondo. Potrà rielaborarla, utilizzarla per fini pubblicitarli, darla in licenza a terzi, inserirla in un’opera terza.

Ci fa piacere che Mark Zuckerberg, nel suo blog, ci rassicuri del contrario, ma noi leggiamo quello che i TOS prevedono e conosciamo gli effetti legali di una licenza così ampia, che non possono certo considerarsi derogati con un blog.

E’ comprensibile che Facebook voglia avere carta bianca e massima libertà di movimento sui contenuti degli users, non potendo prevedere oggi le evoluzioni future della stessa Facebook, ma perchè almeno non iniziare a circoscrivere quella licenza agli utilizzi tipici ed effettivi dei dati personali e dei contenuti che metteremo in condivisione in Facebook?

(IP Faber: management and consulting services on intellectual property and immaterial assets. For more info, click here)

Creative Commons License Photo credit: by n0r via Flickr

Justin.tv e i suoi fratelli: il copyright sul “live broadcasting” collettivo

Thursday, January 29th, 2009 by Eva Callegari

grattacieli-tv

Gli ingredienti sono apparentemente semplici.

Immaginiamo ciò che è ora You Tube, aggiungiamo la possibilità di mettere in rete in streaming dei video anche 24 ore su 24 e guarniamo il tutto con web cam che registrano in diretta quello che i vari users vogliono condividere attraverso internet.

Il risultato può assumere le più diverse sfaccettature. Per ora si chiama Justin.tv o Ustream.tv, dove per lo più si possono “sfogliare” video e riprese ancora piuttosto estemporanee e amatoriali (ad esempio si possono osservare in diretta le immagini di quello che accade in un lago al centro del parco Nkhoro Pan in Sud Africa o di una cucciolata di cani, minuto per minuto).

Una probabile evoluzione  di questi siti potrà essere quello che già è - in nuce - Mogulus: quest’ultimo permette di creare attraverso il web interi canali (anche servendosi di strumenti editoriali di buon livello messi a disposizione da Mogolus stesso), i quali vengono trasmessi senza soluzione di continuità in rete. Creare un canale televisivo diventa quindi, almeno in linea di principio, un’operazione accessibile a tutti.

In prospettiva, le implicazioni legali che potranno derivare da questi sviluppi della rete sono già ora piuttosto prevedibili e non sono poi molto diverse da quelle che emergono dagli usi sempre più diffusi e capillari di contenuti protetti da copyright attraverso Internet.

Chi metterà in rete propri contenuti si dovrà innanzitutto preoccupare di avere i diritti su tutto ciò che compone il proprio canale (musica, immagini, persone ritratte, etc.).

Quindi dovrà decidere quale regime di circolazione dare ai propri contenuti e ai diritti di copyright ad essi legati: mantenere le proprie esclusive di legge sugli stessi o lasciare che essi circolino senza limiti o entro certi limiti. In queste ultime due ipotesi, è estremamente probabile che le licenze creative commons e affini potranno tornare di aiuto.

Infine l’autore/editore dei contenuti dovrà anche evitare che il risultato del proprio lavoro venga “cannibalizzato” da terzi, non autorizzati ad utilizzare o riprodurre i contenuti caricati in rete.

In tutti e tre questi passaggi, la legge e la regolamentazione contrattuale da sole non basteranno ad evitare criticità. Anzi, proprio al fine di evitare che il contesto normativo diventi a sua volta una criticità e complichi questa inevitabile evoluzione della rete, due potranno essere i necessari strumenti di supporto: la creatività e la tecnologia.

La creatività, perchè più i contenuti, a monte, saranno freschi, originali e realizzati - per intenderci - “a Chilometro Zero”, minore sarà il rischio che eventuali terzi, titolari di diritti su una parte anche minima di quello che verrà editato e pubblicato, possano creare difficoltà future.

La tecnologia, per segnalare e garantire che il regime di circolazione dei contenuti immessi in rete sia effettivamente quello determinato dal titolare dei diritti sugli stessi e per dare così trasparenza massima a quanto in rete sia o meno liberamente utilizzabile.

(IP Faber: consulenza legale, IT e strategica per gestire al meglio la proprietà intellettuale aziendale. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Creative Commons License Photo credit: Stuck in Customs

Un mondo di foto libere per colorare contenuti on-line

Monday, January 5th, 2009 by Eva Callegari

farfallaMolte web company (e non solo) che hanno bisogno di costruire contenuti sempre freschi e accattivanti si trovano di fronte ad un dilemma: come trovare immagini “libere” senza violare il copyright di terzi?

Se parliamo di fotografie, la tentazione di riprodurre immagini presenti in rete è tanto forte quanto facile, anche per chi non è un hacker provetto.

Ciononostante, il riprodurre fotografie che sono pubblicate in Internet con apposite indicazioni di riserva può condurre a spiacevoli inconvenienti, quali subire richieste risarcitorie anche di diverse migliaia di euro dai titolari dei diritti sulle fotografie pubblicate. Anzi, spesso le richieste risarcitorie vengono avanzate anche da soggetti che hanno pubblicato on line le immagini, dimenticandosi di riservarne i diritti di riproduzione.

Una soluzione semplice ed efficace è quella di combinare due strumenti portentosi: Flickr (o i portali come Flickr) e le licenze Creative Commons.

Gli archivi inesauribili di fotografie caricate da utenti di tutto il mondo quali Flickr hanno appositi filtri di ricerca avanzata che permettono di selezionare contenuti dotati di licenze Creative Commons.

Una volta “pescata” dalla rete una foto che ci interessa, è immediato verificare se alla stessa è abbinata una licenza che permette di pubblicare la foto per i fini voluti: ad esempio, se la licenza indica che sono consentiti gli usi commerciali della foto e che è amesso riprodurre, distribuire, modificare la stessa, purchè si attribuisca la paternità dell’opera al suo autore, avremo campo libero.

E’ chiaro che in tal caso non si dovrà dimenticare di copiare il simbolo CC di Creative Commons e di inserire un link ed un riferimento all’autore della fotografia.

Per chi poi volesse aggiungere a questo metodo di lavoro un mezzo ulteriore, provi a servirsi del motore di ricerca Multicolr Search Lab Flickr Set, che permette di cacciare foto con licenza Creative Commons per colore o per combinazioni di colori.

Oltre ad essere decisamente utile dal punto di vista lavorativo, dà la piacevole sensazione di ritornare bambini e di essere armati di un magico retino per farfalle.

(IP Faber: consulting services on copyright and media law. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: serendipitypeace2007

Il canguro non salta: l’antitrust blocca la joint venture tra BBC, ITV e Channel 4

Thursday, December 4th, 2008 by Eva Callegari

kangaroo

Ieri l’autorità antitrust britannico ha decretato in via provvisoria un primo stop al progetto di joint venture fra BBC Worldwide, ITV e Channel 4. Il Canguro (Kangaroo è il nome del progetto) non può saltare, per ora.

La piattaforma di video on demand che è oggetto del progetto metterebbe a disposizione degli utenti, via internet, 10.000 ore di contenuti televisivi, attingendo anche dai ricchi archivi delle società in gioco.

L’antitrust ha ritenuto che il progetto, così come è stato impostato, potrebbe alterare gli equilibri del mercato del VoD e ha dato alcune opzioni alternative, al fine di poter approvare in futuro il progetto:

- dovrebbe variare l’attuale struttura del marcato rilevante;

- dovrebbe essere garantita la disponibilità dei contenuti ad eventuali società terze interessate;

- dovrebbe essere materialmente modificato il progetto Kangaroo.

Da un lato il rischio che Kangaroo possa limitare la concorrenza nel mercato del Video On Demand effettivamente esiste ed è concreto.

Dall’altro lato non si può non guardare al successo che sta avendo Hulu, il portale che mette a disposizione in streaming film e serie tv, oltreoceano.

(IP Faber: copyright and media law is our expertise. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: Tasumi1968

Apple iTunes to launch DRM free music from Universal, Sony and Warner

Friday, November 28th, 2008 by Enrico

drm-orwell-street-500x350We talked about the relationship between drm and music-lovers many many times, both on our blog and during conferences and events: DRM, as such, is a loosing war.

So Apple is about to sell DRM-free music from Universal, Sony and Warner on its iTunes online store, something that both Wall-Mart and Amazon have been able to do for months.

At last, what we said already since 2004 and also on the IP Faber blog is becoming real: the majors are beginning to recognize that a DRM-free market is far bigger and lucrative than a store controlled with a (loosing) DRM system.

This is the confirmation that music Majors are beginning to understand their customers and give them what they want (a clear concept that was understood a long time ago by delivery-platforms providers and tech giants, and by some wise guy).

So it’s now time to move on and see how consumers react.

But we still have to make some points and try to open a debate:

- is this strategy a (late) reaction to the deep economic crisis of the traditional music industry?

- is the change a clear recognition of the fact that controlling and fighting for a  DRM protected world is useless and painful?

- is this move a strong signal of a new trend toward licensing, and try to squeeze every single cent of value from a product?

We know for sure that this DRM-free move on iTunes is a big improvement for customers (as it has been for Amazon amd Wall-Mart) and that this will be a big revenues bumper both for Apple and for its partners.

(IP Faber focuses on new music platforms and technology innovationContact us)

Creative Commons License Photo: “1984…meet DRM” by jbonnain

Design e diritto d’autore, ovvero la legge e le sue metamorfosi

Monday, November 24th, 2008 by Eva Callegari

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Creative Commons License Photo credit: Marfis75

Per chi si domandasse se il design ha tutela di copyright in Italia, la risposta dovrebbe essere: “Indubbiamente sì”.

Per chi tuttavia si domandasse per quale ragione il design d’autore, quello - per intenderci - che si trova nei musei di design di tutto il mondo, è venduto in Italia dai soggetti più disparati, che danno le risposte più disparate sull’originalità di quello che vendono, la risposta dovrebbe essere: “Perchè la legge è stata stiracchiata fra chi detiene i diritti sulle opere in questione, perchè ha contribuito a svilupparle e a realizzarle o ha acquistato tutte le necessarie licenze da chi le ha sviluppate e realizzate (individuiamoli come squadra A) e chi invece ha interesse a non riconoscere royalties ai titolari dei diritti d’autore sul design di cui sopra (individuiamoli come squadra B)”

Questa risposta si ricava leggendo “in controluce” le multiformi scritture della norma transitoria che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in vigore della legge del 2001 che ha definito come protette dal diritto d’autore “le opere del design industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico” (art. 2 lett. 10 legge diritto d’autore). Norma transitoria che sta per essere nuovamente modificata, se verrà approvato il disegno di legge n. 1441 ter, già esaminato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato.

Se abbiamo contato bene, saremmo alla quarta riscrittura della stessa norma, che in nessuna delle sue multiformi versioni ha brillato per chiarezza e coerenza di tecnica legislativa.

(IP Faber: specializzati nel licensing, nella protezione e nell’enforcement dei diritti sul design. Contattaci)

(more…)

SIAE: bollino sì, bollino no…

Thursday, November 20th, 2008 by Eva Callegari

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Creative Commons License Photo credit: Cayusa

Acceso è il confronto di questi giorni fra FIMI - Federazione Industria Musicale Italiana e SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori in tema di bollino SIAE.

Quanto ha dichiarato FIMI nel corso dell’audizione presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali circa il regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno SIAE mette in discussione i presupposti stessi su cui si fonda il sistema obbligatorio di bollinatura SIAE, quello previsto per i supporti contenenti musica, materiale audiovisivo o multimediale e determinati software (art. 181bis legge diritto d’autore).

Quanto sta accadendo prende il via da una prima “bacchettata” all’Italia arrivata dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea, per non essere stata comunicata alla Commissione la sopra citata normativa sul contrassegno SIAE, regola tecnica la cui compatibilità con la normativa comunitaria deve essere appunto previamente valutata dalla Commissione.

Ciò che è al centro della vicenda non è tuttavia unicamente un’infrazione procedurale, ma gli aspetti sostanziali su cui i vincoli di bollinatura SIAE si fondano. Già dalle richieste di chiarimenti presentate dalla Commissione si delineano in realtà alcuni dei fondamenti sostanziali della questione.

Alla mancata bollinatura SIAE non corrisponde necessariamente il mancato pagamento dei dovuti compensi di copyright. Anzi, se il versamento dei compensi per il diritto d’autore fosse avvenuto in un paese straniero, neppure è certo a quale titolo la SIAE potrebbe verificare l’assolvimento di tale obbligo.

Inoltre - fatto ancora più dubbio in un’ottica di libera circolazione delle merci a livello comunitario e alla luce del principio di esaurimento comunitario - la bollinatura obbligatoria SIAE comporta un blocco ex lege alla circolazione di opere protette da copyright, immesse sul mercato UE dai legittimi titolari e riversate su supporti fisici.

Per chi opera a livello comunitario, al di là del fermo “burocratico” legato alla presentazione della richiesta di bollini SIAE e del versamento dei compensi (che può durare da 10 fino a 30 giorni), vi sono anche costi gestionali legati alla necessità inevitabile di segmentare il mercato italiano, per rispettare gli adempimenti di bollinatura obbligatoria, unicum a livello EU.

(IP Faber: coaching per le aziende in materia di copyright e marchi. Contattaci)

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Internet: imprevisti o probabilità? L’accordo MTV - Auditude - MySpace insegna.

Tuesday, November 4th, 2008 by Eva Callegari

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Creative Commons License Photo credit: Mark Strozier

Ricordate quando nel Monopoli si doveva pescare una carta, scegliendo fra imprevisti e probabilità?

Internet, con le sue continue e rivoluzionarie mutazioni, negli ultimi anni ha più di una volta costretto le grandi aziende (e non solo) a scegliere fra queste due carte.

Tanto si parlò del caso Napster, quanto poi si capì che il passaggio all’uso generalizzato della musica digitale avrebbe aperto nuove e profittevoli strade al mercato musicale, una volta che si fosse incanalato questo flusso di musica liquida in un contesto commerciale adeguato. Di questo ne sono prova i risultati raggiunti oggi dalla cosiddetta “iMusic“.

Ora, il punto di snodo sembra trovarsi a metà fra il networking e i media di vario genere, in particolare i video.

L’accordo siglato ieri fra MySpace, il social network di cui è titolare News Corp. di Rupert Murdoch, Auditude ed MTV Networks rappresenta la carta delle probabilità che si possono “pescare” in questo momento dalla rete.

La tecnologia che ha sviluppato Auditude, attraverso l’analisi del fingerprint dell’audio e del video del materiale audiovisivo presente in rete, permette di riconoscere il copyright dei video che vengono postati in internet, di inserirvi automaticamente della pubblicità e di ripartirne il ricavato con gli aventi diritto.

Tutto questo anche nel caso in cui il video venga postato da un soggetto che si sia limitato a ripubblicare un video, senza chiedere alcuna autorizzazione al titolare dei diritti d’autore sul video.

In questo modo, si inverte la prospettiva circa lo scambio di video on line: più un video circolerà in rete, più i titolari dei diritti ne trarranno un beneficio economico diretto.

Ed ecco che la carta delle probabilità pescata da News Corp ed MTV ieri si trasforma in una carta delle opportunità.

(IP Faber: we do professional intellectual property licensing management. Contact us)


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