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Archive for the ‘internet’ Category

Google News Italy under investigation

Tuesday, September 1st, 2009 by Enrico

google_newsWe already wrote about Google News Italy 2 years ago.

Strange: in 2007 publishers did not want to be included and indexed by www.google.it/news, back then the problem was that they did not want to direct traffic and eyeballs to google.

Things change.

Now FIEG (the italian news publishers association) has moved against Google because they want to be indexed by the search engine, but, strange to say, they are not happy with google publishing system on google.it/news, as it looks like unfair competion to them.

You can read the claim opened in front of the the Italian Authority for Competition and Markets here (reported also by reuters) and the first reply by Google on their blog

We think publishers have realized that:

  • the online-ads market is big (and will grow and grow and grow)
  • Google is well positioned to exploit this market
  • if they don’t move, publishers are missing the last train!

You can read the abstract of the claim here below:

“L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 26 agosto 2009, ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di Google Italy per verificare se i comportamenti della società, in considerazione della sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca on line, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria on line e a consolidare la sua posizione nella intermediazione di spazi pubblicitari.

Il procedimento, notificato oggi alla società nel corso di un’ispezione condotta in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza, è stato avviato alla luce di una segnalazione della Fieg, Federazione Italiana Editori Giornali, relativa al servizio Google News Italia, con il quale Google aggrega, indicizza e visualizza parzialmente notizie pubblicate da molti editori italiani attivi online. Secondo gli editori Google News Italia, utilizzando parzialmente il prodotto dei singoli editori on line, avrebbe un impatto negativo sulla capacità degli editori online di attrarre utenti ed investimenti pubblicitari sulle proprie home page. Gli editori italiani, che non ottengono alcuna forma di remunerazione diretta per l’utilizzo dei propri contenuti su Google News, non avrebbero inoltre la possibilità di scegliere se includere o meno le notizie pubblicate sui propri siti internet sul portale stesso: Google renderebbe infatti possibile ad un editore di non apparire su Google News, ma ciò comporterebbe l’esclusione dei contenuti dell’editore dal motore di ricerca della stessa Google. Si tratta di una condizione estremamente penalizzante: la presenza sul motore di ricerca di Google è determinante per la capacità di un sito internet di attrarre visitatori e dunque ottenere ricavi dalla raccolta pubblicitaria, vista l’elevatissima diffusione di tale motore tra gli utenti.
L’istruttoria dell’Antitrust dovrà dunque verificare se i comportamenti di Google, resi possibili dalla sua indiscussa predominanza nella fornitura di servizi di ricerca online, siano idonei ad incidere indebitamente sulla concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria online, con l’ulteriore effetto di consolidare la sua posizione nell’intermediazione pubblicitaria online. “

Is Vevo the next MTV?

Wednesday, May 13th, 2009 by Enrico

ipfaber-blog-vevo

YouTube (subsidiary of Google) and UMG aka Universal Mucis Group (subsidiary of Vivendi France) recently announced VEVO, a joint venture to launch later this year.

Vevo is a very interesting step towards the future. 

Vevo is basically an ads driven music website where users will be able to watch music provided by UMG using YouTube Technology.

UMG will be the content provider, and YouTube the content platform distributor. As we said on this blog a long time ago, YouTube needs to turn its users into customers, and deploy its efficient platform technology to rich content providers. This is a very good step in the right direction.

The launch of Vevo (prossibly only the first step towards a big alliance with the Major league) signals a new strategy by YouTube; after the “channels” as YouTube branded content providers, here it comes the second step: Vevo is the next generation co-branded music website.

Vivo is a tipically win-win situation: Google offers its no-glitches no-problems super fast web platform, and UMG offers its music library. By the way, in their own markets (as video provider on the web and as music “provider”) these two are by far the bigger players.

No details have been disclosed about figures and responsibilities. But it seems this is a typical co-revenue-sharing agreement: both players will enjoy part of the money spent by advertisers on their website www.vevo.com

One last word, as visual and web designers, we like the new logo very much.

 

(IP Fabermanagement of trademark companies’ portfolios. For more infoclick here)

(IP Fabergestione dei portafogli marchi aziendali. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Image credit: Vevo.com homepage on www.vevo.com

Facebook fa un passo indietro sui TOS, ma qualche punto interrogativo resta..

Saturday, February 21st, 2009 by Eva Callegari

ovi-colouredAll’inizio di questo mese di febbraio Facebook ha variato alcune previsioni delle proprie condizioni generali di utilizzo, i cosiddetti TOS (Terms of Services).

Si sa, chi si iscrive ad una web community raramente si cura di leggere da cima a fondo le regole che determinano le modalità di utilizzo degli strumenti  di cui si servirà nella community o dei contenuti che scambierà con altri appartenenti alla community.

Questa generale disattenzione potrebbe non essere priva di rischi.

Immaginiamo di caricare delle fotografie nel proprio personale album di Facebook, di condividere video con la propria cerchia di amici appartenenti alla community e così via..

Quello che si legge oggi nei Terms of Service di Facebook è questo (traduciamo i soli TOS che hanno valore legale, quelli della versione statunitense, essendo la traduzione italiana lacunosa, imprecisa e comunque non facente testo per gli users italiani):

Caricando contenuti in qualsiasi parte del sito, tu automaticamente concedi a Facebook, garentendo di avere il diritto di farlo, una licenza irrevocabile, perpetua, non esclusiva, transferibile, integralmente pagata, valida per il mondo intero (con il diritto di sublicenziare) ad usare, riprodurre, eseguire e mostrare al pubblico, rielaborare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali contenuti per qualsiasi finalità, commerciale, promozionale o di altro genere, in relazione a Facebook e per la sua promozione, al fine di ottenere opere derivate dai contenuti caricati, al fine di inserire tali contenuti in altre opere e al fine di concedere sublicenze a terzi dei diritti precedentemente indicati.

Tu puoi cancellare in qualsiasi momento i contenuti che hai caricato su Facebook. Se sceglierai di rimuovere tali contenuti, la licenza concessa a Facebook  avrà automaticamente termine, pur riconoscendo tu a Facebook il diritto di conservare in archivio copia dei contenuti che hai caricato sul sito.

Questa ultima frase, il 4 febbraio scorso era scomparsa dalle Condizioni di Utilizzo di Facebook, con il risultato di trasformare la licenza sui contenuti caricati dagli utenti in rete in una cessione gratuita a Facebook dei contenuti caricati, per sua natura definitiva e senza limiti.

La modifica ai TOS (Terms of Services) non è passata sotto silenzio, ma ha scatenato polemiche fra gli utenti della rete, muovendo addirittura l’EPIC, Electronic Privacy Information Center a valutare se non intentare un’azione dinanzi alla Federal Trade Commission.

Nel giro di poco, Facebook è ritornata sui suoi passi, ripristinando la versione precedente dei TOS. Si legge nel blog ufficiale di Facebook il pensiero di Mark Zuckerberg, venticinquenne fondatore e capo del noto social network, circa quanto avvenuto:

Quando una persona condivide informazioni su Facebook, innanzitutto occorre che conceda a Facebook una licenza ad usare quelle informazioni, così che noi possiamo mostrarle a quelle persone con cui l’utente chiede di condividerle. Senza questa licenza, non potremmo aiutare le persone a condividere quelle informazioni. In ogni caso noi non potremmo condividere le informazioni in un modo diverso da quello voluto dai singoli utenti. La fiducia che voi riponete in noi come luogo sicuro in cui condividere informazioni è la componente più importante del lavoro di Facebook. Il nostro obiettivo è di costruire un gran prodotto e di comunicare in modo chiaro, in modo di aiutare le persone a condividere sempre più informazioni in questo ambiente sicuro.

Nonostante l’iniezione di fiducia volta a rassicurare gli utenti, Mark Zuckeberg continua il suo blog con alcune osservazioni che dimostrano come le implicazioni legate a questi temi non siano così facilmente gestibili:

Le persone vogliono piena titolarità e controllo delle informazioni che le riguardano così da poter decidere di impedirne l’accesso in qualsiasi momento. Nello stesso tempo, le persone vogliono anche essere in grado di rendere disponibili le informazioni che altri hanno condiviso con loro — come indirizzi email, numeri telefonici, foto e così via — ad altri servizi, dando così accesso alle informazioni messe in condivisione da queste persone. Queste due posizioni sono in contraddizione l’una con l’altra. Non c’è un sistema oggi che mi permetta di condividere con te la mia email e che, allo stesso tempo, mi permette di controllare con chi la condividerai o con che servizi verrà condivisa.

Il limite operativo verso cui si confronta Facebook è indiscutibile e - dal punto di vista legale -  individua  un nodo da sciogliere di non poco conto, legato a tutte le forme di Users Generated Content o di  “Users Provided Data”, sempre più presenti nella rete.  E ciò riguarda non solo gli aspetti di copyright, ma anche quelli relativi alla tutela della privacy e delle informazioni personali caricate in rete.

Certo è che l’attuale licenza di Facebook è un modo semplice per aggirare il problema, che dovrà comunque essere ripensata.

Torniamo - ad esempio - alla foto caricata sull’album messo in condivisione nella nostra circoscritta community di amici.

Con l’attuale licenza, pur ripristinata nella versione precedente al 4 febbraio scorso, Facebook - almeno fino a che manterremo attivo il nostro account - potrà fare della nostra foto qualsiasi cosa, senza limiti, in tutto il mondo. Potrà rielaborarla, utilizzarla per fini pubblicitarli, darla in licenza a terzi, inserirla in un’opera terza.

Ci fa piacere che Mark Zuckerberg, nel suo blog, ci rassicuri del contrario, ma noi leggiamo quello che i TOS prevedono e conosciamo gli effetti legali di una licenza così ampia, che non possono certo considerarsi derogati con un blog.

E’ comprensibile che Facebook voglia avere carta bianca e massima libertà di movimento sui contenuti degli users, non potendo prevedere oggi le evoluzioni future della stessa Facebook, ma perchè almeno non iniziare a circoscrivere quella licenza agli utilizzi tipici ed effettivi dei dati personali e dei contenuti che metteremo in condivisione in Facebook?

(IP Faber: management and consulting services on intellectual property and immaterial assets. For more info, click here)

Creative Commons License Photo credit: by n0r via Flickr

Justin.tv e i suoi fratelli: il copyright sul “live broadcasting” collettivo

Thursday, January 29th, 2009 by Eva Callegari

grattacieli-tv

Gli ingredienti sono apparentemente semplici.

Immaginiamo ciò che è ora You Tube, aggiungiamo la possibilità di mettere in rete in streaming dei video anche 24 ore su 24 e guarniamo il tutto con web cam che registrano in diretta quello che i vari users vogliono condividere attraverso internet.

Il risultato può assumere le più diverse sfaccettature. Per ora si chiama Justin.tv o Ustream.tv, dove per lo più si possono “sfogliare” video e riprese ancora piuttosto estemporanee e amatoriali (ad esempio si possono osservare in diretta le immagini di quello che accade in un lago al centro del parco Nkhoro Pan in Sud Africa o di una cucciolata di cani, minuto per minuto).

Una probabile evoluzione  di questi siti potrà essere quello che già è - in nuce - Mogulus: quest’ultimo permette di creare attraverso il web interi canali (anche servendosi di strumenti editoriali di buon livello messi a disposizione da Mogolus stesso), i quali vengono trasmessi senza soluzione di continuità in rete. Creare un canale televisivo diventa quindi, almeno in linea di principio, un’operazione accessibile a tutti.

In prospettiva, le implicazioni legali che potranno derivare da questi sviluppi della rete sono già ora piuttosto prevedibili e non sono poi molto diverse da quelle che emergono dagli usi sempre più diffusi e capillari di contenuti protetti da copyright attraverso Internet.

Chi metterà in rete propri contenuti si dovrà innanzitutto preoccupare di avere i diritti su tutto ciò che compone il proprio canale (musica, immagini, persone ritratte, etc.).

Quindi dovrà decidere quale regime di circolazione dare ai propri contenuti e ai diritti di copyright ad essi legati: mantenere le proprie esclusive di legge sugli stessi o lasciare che essi circolino senza limiti o entro certi limiti. In queste ultime due ipotesi, è estremamente probabile che le licenze creative commons e affini potranno tornare di aiuto.

Infine l’autore/editore dei contenuti dovrà anche evitare che il risultato del proprio lavoro venga “cannibalizzato” da terzi, non autorizzati ad utilizzare o riprodurre i contenuti caricati in rete.

In tutti e tre questi passaggi, la legge e la regolamentazione contrattuale da sole non basteranno ad evitare criticità. Anzi, proprio al fine di evitare che il contesto normativo diventi a sua volta una criticità e complichi questa inevitabile evoluzione della rete, due potranno essere i necessari strumenti di supporto: la creatività e la tecnologia.

La creatività, perchè più i contenuti, a monte, saranno freschi, originali e realizzati - per intenderci - “a Chilometro Zero”, minore sarà il rischio che eventuali terzi, titolari di diritti su una parte anche minima di quello che verrà editato e pubblicato, possano creare difficoltà future.

La tecnologia, per segnalare e garantire che il regime di circolazione dei contenuti immessi in rete sia effettivamente quello determinato dal titolare dei diritti sugli stessi e per dare così trasparenza massima a quanto in rete sia o meno liberamente utilizzabile.

(IP Faber: consulenza legale, IT e strategica per gestire al meglio la proprietà intellettuale aziendale. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Creative Commons License Photo credit: Stuck in Customs

Arriva Obama: quale politica per l’innovazione?

Tuesday, January 20th, 2009 by Eva Callegari

arcobaleno-in-una-manoGli esperti U.S. in Proprietà Intellettuale non si aspettano grandi cambiamenti dal governo Obama nel loro settore (fonte IAM Magazine).

Eppure il programma del nuovo Presidente che si insedia oggi alla Casa Bianca segue un’equazione di segno opposto: occorre rendere più competitivi gli Stati Uniti e, per farlo, occorre incoraggiare l’innovazione.

I principali strumenti indicati da Obama nel proprio programma per raggiungere questi obbiettivi sono:

- agevolare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (rendendo anche permanente il cosidetto “R&D tax credit“);

- riformare il sistema dei brevetti al fine di garantire l’accesso alle registrazioni di brevetti di qualità in tempi brevi, limitando altresì inutili e costosi contenziosi;

- contrastare il dilagante fenomeno della contraffazione di matrice cinese e le lacune nell’enforcement dei diritti di marchio e d’autore da parte dello stesso governo cinese;

- potenziare lo studio e la conoscenza delle materie scientifiche, matematiche, ingegneristiche a tutti i livelli;

- garantire che internet rimanga rete aperta, spazio di libera circolazione delle informazioni e che la titolarità dei media sia il più possibile diversificata.

Garantire il rafforzamento dell’innovazione è indubbiamente la miglior ricetta di politica economica per riportare un paese su un piano di forza competitiva che lo ponga al riparo dagli effetti negativi di crisi economiche nazionali e sovranazionali sul medio e lungo periodo.

Non resta che attendere gli sviluppi pratici di questo programma nei prossimi mesi per comprendere se davvero -  per quanto riguarda l’innovazione e la proprietà intellettuale - il nuovo Presidente statunitense saprà arrivare alla “sostanza”, come per altri ambiti molti confidano.

(IP Faber: management, coaching e consulenza mirata alle aziende sulla proprietà intellettuale e l’innovazione. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Creative Commons License Photo credit: Laurence & Annie

Un mondo di foto libere per colorare contenuti on-line

Monday, January 5th, 2009 by Eva Callegari

farfallaMolte web company (e non solo) che hanno bisogno di costruire contenuti sempre freschi e accattivanti si trovano di fronte ad un dilemma: come trovare immagini “libere” senza violare il copyright di terzi?

Se parliamo di fotografie, la tentazione di riprodurre immagini presenti in rete è tanto forte quanto facile, anche per chi non è un hacker provetto.

Ciononostante, il riprodurre fotografie che sono pubblicate in Internet con apposite indicazioni di riserva può condurre a spiacevoli inconvenienti, quali subire richieste risarcitorie anche di diverse migliaia di euro dai titolari dei diritti sulle fotografie pubblicate. Anzi, spesso le richieste risarcitorie vengono avanzate anche da soggetti che hanno pubblicato on line le immagini, dimenticandosi di riservarne i diritti di riproduzione.

Una soluzione semplice ed efficace è quella di combinare due strumenti portentosi: Flickr (o i portali come Flickr) e le licenze Creative Commons.

Gli archivi inesauribili di fotografie caricate da utenti di tutto il mondo quali Flickr hanno appositi filtri di ricerca avanzata che permettono di selezionare contenuti dotati di licenze Creative Commons.

Una volta “pescata” dalla rete una foto che ci interessa, è immediato verificare se alla stessa è abbinata una licenza che permette di pubblicare la foto per i fini voluti: ad esempio, se la licenza indica che sono consentiti gli usi commerciali della foto e che è amesso riprodurre, distribuire, modificare la stessa, purchè si attribuisca la paternità dell’opera al suo autore, avremo campo libero.

E’ chiaro che in tal caso non si dovrà dimenticare di copiare il simbolo CC di Creative Commons e di inserire un link ed un riferimento all’autore della fotografia.

Per chi poi volesse aggiungere a questo metodo di lavoro un mezzo ulteriore, provi a servirsi del motore di ricerca Multicolr Search Lab Flickr Set, che permette di cacciare foto con licenza Creative Commons per colore o per combinazioni di colori.

Oltre ad essere decisamente utile dal punto di vista lavorativo, dà la piacevole sensazione di ritornare bambini e di essere armati di un magico retino per farfalle.

(IP Faber: consulting services on copyright and media law. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: serendipitypeace2007

I mille usi di Facebook e la notifica “all’australiana”

Tuesday, December 23rd, 2008 by Eva Callegari

coloured-houses1La Corte Suprema australiana ha autorizzato nei giorni scorsi l’avvocato Mark McCormak a notificare via Facebook un’ingiunzione a due coniugi che non avevano pagato varie rate del mutuo acceso per l’acquisto della propria casa.

Che i social network possano implicare usi di cui forse neppure possiamo intuire ad oggi la portata è un’idea piuttosto diffusa, ma che un social network possa essere utilizzato per notificare atti giudiziari è notizia che davvero incuriosisce e fa riflettere.

Se da noi già l’entrata in vigore della normativa sulla privacy mise in crisi anni fa gli uffici UNEP, che non erano dotati delle buste (e dei fondi per acquistarle!) necessarie ad effettuare le notifiche protette da occhi indiscreti, così come la legge prescriveva, una notifica via Facebook appare anni luce lontana dal nostro sistema processuale.

Nonostante ciò, dovremmo forse considerare che già ora determinate forme di notifiche (ad esempio quelle via email previste per lo scambio di atti fra difensori nell’ambito di un processo societario) servono a semplificare gli adempimenti processuali e a risparmiare tempo e denaro.

Il limite di un passaggio a mezzi tecnologici più evoluti è dato dal timore che questi siano meno “affidabili” e sicuri di quelli tradizionali, ma in realtà, rispetto ad esempio ai cosidetti depositi presso la casa comunale, essi possono dimostrarsi in certi casi concretamente più efficaci.

Certo è che - quanto a Facebook - per ora preferiamo limitarci a servircene per spedire gli auguri di buon Natale.

(IP Faber: IP and IT 360° consulting services. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: shapeshift

Il canguro non salta: l’antitrust blocca la joint venture tra BBC, ITV e Channel 4

Thursday, December 4th, 2008 by Eva Callegari

kangaroo

Ieri l’autorità antitrust britannico ha decretato in via provvisoria un primo stop al progetto di joint venture fra BBC Worldwide, ITV e Channel 4. Il Canguro (Kangaroo è il nome del progetto) non può saltare, per ora.

La piattaforma di video on demand che è oggetto del progetto metterebbe a disposizione degli utenti, via internet, 10.000 ore di contenuti televisivi, attingendo anche dai ricchi archivi delle società in gioco.

L’antitrust ha ritenuto che il progetto, così come è stato impostato, potrebbe alterare gli equilibri del mercato del VoD e ha dato alcune opzioni alternative, al fine di poter approvare in futuro il progetto:

- dovrebbe variare l’attuale struttura del marcato rilevante;

- dovrebbe essere garantita la disponibilità dei contenuti ad eventuali società terze interessate;

- dovrebbe essere materialmente modificato il progetto Kangaroo.

Da un lato il rischio che Kangaroo possa limitare la concorrenza nel mercato del Video On Demand effettivamente esiste ed è concreto.

Dall’altro lato non si può non guardare al successo che sta avendo Hulu, il portale che mette a disposizione in streaming film e serie tv, oltreoceano.

(IP Faber: copyright and media law is our expertise. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: Tasumi1968

Is Youtube going to make money with its new 16:9 videoplayer?

Thursday, November 27th, 2008 by Enrico

streamIn a move that is said to be for a “more powerful viewing experience” by the company official blog, youtube.com converts its player to 16:9 ratio (event though normal old fashioned “4:3 aspect ratio videos will play just fine” on the new player, the company said).

We don’t think this is the main reason.

Youtube needs to make money, to charge either its users or its partners (see youtube channels) or its advertisers, or all of them. The balance sheet is still on the red side: the aquisition made by Google was paid a lot, operating costs for the internet video broadcaster are huge, and the users watching billions of videos every month don’t cover the bill. 

So everybody is expecting Youtube to move over it and find its profitable business model.

16:9 is the aspect ratio requested for showing films, TV series, shows and so on. This is about getting money from ads, from media partners and content providers willing to pay, from users soon to be customers.

You Tube is confirming the Hulu way is just right:

  • there is a “traditional” video market also on the internet,
  • this market is not only for tv and film broadcasters, and 
  • it promises to be a very big and rich market.

But there are also hurdles: 19:9 means 960 pixel videos, more bandwidth needed to serve its users (soon to be customers) and more raw space and TB on the servers, more load balancing issues (even though youtube has been proved to be a flawless and solid  broadcaster from this point of view).

It’s a first step, but what a step forward!

(IP Faber is innovative thinking and consulting for intellectual property. Contact us)

Creative Commons License Photo: “Stream” by Ajschu

 

Current TV is really… current

Wednesday, November 26th, 2008 by Enrico

current-tv-vc2-premiereOld TV set is crossing new internet media and social network: please meet Current TV, the tv for the rest of us.

At CineShaw in Turin last week, we had the opportunity to meet Davide Scalenghe, prodution manager for VC2 Current TV Italy, the italian branch of the now famous new tv and internet network Current TV (the TV network supported by Al Gore). 

Davide gave a presentation of the new concepts (and business model) of its company, talking about new exciting things and some problems difficult problems (financing new ideas, product quality, democracy).

Current TV is basically a user generated content tv, well, not entirely. According to Davide, 1/3 of the contents on air are made by users, the rest is either picked up on the net or produced by the TV itself. Part of the success of the new-concept TV is its social network oriented vision: users can vote and comment on the company website single short films (called “pods”) and those more voted are then put on air also on the TV channel (even though every pod remains always available on the website as well): so that users are currently able to decide what to watch…

To me there were a couple of very interesting points: the importance of making good films/pods (and efforts made by CurretTV crew to educate and train freelance film makers to shot good-made-films) and the business model, which is strictly tied to the problem of aquiring proprietary rights on films.

At Current, pods choosen to be on TV channel are paid for (from 500 to 1k dollars/euros each) but someshort films are also sponsored by the TV channel, which assign to its network of videomakers a job for a certain price. This way the right to broadcast the pods are given to Current TV.

Some money comes in from Companies willing to pay users/videomakers for making new and original tv spots that are then put on the web or on the Current TV channel.

Discussion ignited when somebody asked what differentiated CurrentTV from other user generated content networks like youtube or blip….

Davide fired back and explained why they are different: the internet website enables and empowers the channel programming, and the unique relationship between  the web and the normal tv set associated with the ugc  (user generated content) pods and the independent view (and money) are key factors.


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